Origine

Comunque, in un caso o nell’altro (o nell’altro ancora), quel che è certo è che il riso è nato in estremo oriente. Risolto un problema, eccone subito altri due: quando, e per quali vie, il riso è giunto fino a noi? Poiché è la guerra che muove il mondo, non sorprende che il riso (che si conserva a lungo)  abbia seguito gli eserciti nelle loro scorribande. Dario, re di Persia, se lo portò appresso fino in Mesopotamia: e più tardi, intorno al 330 a.C., fu il greco Aristobulo, al seguito di Alessandro Magno, a far conoscere il riso ai popoli del bacino del Mediterraneo. A quell’epoca il riso costava molto: il trasporto incideva molto. Dall’oriente veniva condotto ad Alessandria d’Egitto, la mitica “Porta del pepe”, e da qui salpava per l’Europa. Si aggiungevano così altri intermediari, e il prezzo lievitava ulteriormente. Insomma, all’inizio della sua fortuna in Occidente il riso costava la medesima: una fortuna. Per fortuna (ancora lei!) veniva impiegato in piccole dosi; era infatti ritenuto una spezia rara. Lo si usava come farmaco, sotto forma di infusi e decotti, per malati di stomaco e di intestino, e come cosmetico, per rendere la pelle più morbida e luminosa.

Nell’antica Roma sembra che i gladiatori si dopassero con decotti di riso. Insomma, nell’antichità col riso facevano tutto, meno che il pranzo e la cena. L’uso alimentare del riso era ancora molto lontano. Prima dovevano passare i secoli bui del Medioevo; nei quali l’unico spiraglio di luce per il riso fu la sua introduzione in Andalusia,  al seguito dei Mori, che vi si erano introdotti nell’VIII secolo d. C. Ovviamente, il riso coltivato in Spagna costava molto meno di quello proveniente dai mercati orientali, costretto a viaggiare per mesi.

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